domenica 16 marzo 2014

La schiuma dei giorni di Boris Vian

Un surrealista tragico come Boris Vian


L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse siano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere seguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi. La sua realizzazione materiale in senso stretto consiste essenzialmente in una proiezione della realtà, in un’atmosfera obliqua e surriscaldata, su un piano di riferimento irregolarmente ondulato e un poco distorto. Come si vede, è una tecnica confessabile, ammesso che ce ne siano.
Questa premessa, datata 10 marzo 1946, che apre il volume, ci dà già un’idea piuttosto precisa della realtà visionaria e precaria che caratterizza il mondo di Vian. 
Artista eclettico dai numerosi talenti, Boris Vian, nella sua breve vita, si è sempre diviso tra le sue due grandi passioni: la letteratura e la musica jazz. Autore di circa cinquecento canzoni, ballerino, cantante, ingegnere, traduttore e romanziere, Boris Vian non conoscerà il grande successo e la fortuna che lo ha arriso solo dopo la sua prematura morte.

Il romanzo surrealista La schiuma dei giorni, pubblicato per la prima volta nel 1947, non ebbe il successo sperato e meritato. Bisognerà attendere la fine degli anni Sessanta per (ri)scoprire questo capolavoro della letteratura francese. 
Secondo l’amico Raymond Queneau, che ebbe modo di leggere il manoscritto, La schiuma dei giorni è il più straziante romanzo d’amore contemporaneo. E’ difatti una storia d’amore che nasce e si sviluppa in un mondo magico e sublime, ma che inizia subito ad appassire precocemente e in modo inevitabile. Colin, un giovane aristocratico, simpatico, generoso e dai modi garbati, si innamora di Chloé un istante dopo averla conosciuta ad una festa insieme al suo migliore amico Chick, un ingegnere ossessionato dalle opere di Jean-Sol Partre, Alise, fidanzata di Chick, e Nicolas, cuoco tuttofare e amico affidabile di Colin.

Boris Vian crea immagini ed episodi che non trovano nessun riscontro nella realtà, che sono soggette a regole proprie, tipiche dell’immaginazione e del mondo onirico, quindi la prosa deve rappresentare in maniera vivida queste immagini. Fin dalle prime pagine ritroviamo Colin che si taglia le palpebre per avere uno sguardo più accattivante. Già da questa immagine capiamo di avere tra le mani un romanzo tutto nuovo, un romanzo che si oppone alle regole razionali e di armonia del classicismo, un romanzo che vuole tagliare i ponti con la tradizione  e che vuole rappresentare il mondo così come l’autore vuole e sogna che sia. Un romanzo onirico-surrealista.

Il romanzo, inoltre, si presta a numerosi livelli di lettura, diverse chiavi di lettura che devono essere, però, considerate nel loro insieme, con  una propria carica individuale, che rendono il romanzo il capolavoro che è.
Innanzitutto c’è la storia d’amore. L’amore come amore, per quello che è. Come nasce, come cresce, come muore. Colin e Chloé che si innamorano, si sposano, si separano con la morte. Gli ostacoli che i due devono affrontare sono la rappresentazione del dislivello tra sogno e realtà. Non si vive con la testa tra le nuvole per sempre, prima o poi bisogna scendere con i piedi per terra, e la realtà è come una strada piena di sassi e fossi: si inciampa, si cade, ci si perde. La composizione stessa del romanzo allude a questo dislivello. Si inizia con una realtà onirica, con la nuvola di pioggia che li avvolge, e si finisce, in modo diametralmente opposto, in un cimitero avvolto dalla nebbia. Lo scontro violento tra queste due variabili, il sogno e la realtà, la felicità e il dolore, è perfettamente espresso dall'appartamento che, nelle prime pagine è spazioso, soleggiato, profumato, caldo, comodo, accogliente. Man a mano che la storia procede e che la realtà si prende la rivincita sul sogno, l’appartamento si stringe intorno a loro. La malattia di Chloé cresce, le stanze diminuiscono di volume, cambiano colore, il sole non entra più, tutto diventa incrostato, sporco, freddo. E’ triste perché la realtà è triste. La malattia che colpisce Chloé ovviamente non è una malattia reale, razionale. E’ una malattia molto evocativa: Chloé ha una ninfea che, crescendo nel polmone destro, la indebolirà a tal punto da rendere inevitabile la morte. Questa ninfea (che è una delle immagini più belle mai incontrate) rappresenta metaforicamente una realtà così opprimente da portare la morte del sogno. E’questo soprattutto un romanzo di iniziazione, in questo caso di iniziazione alla disillusione. E’ la perdita del sogno, la crisi della coscienza del ventesimo secolo. Questa ninfea cresce, cresce, cresce. Verrà poi uccisa dagli altri fiori che le incutevano paura, verrà asportata ma, ormai, troppo tardi. Chloé, con un solo polmone funzionante, estremamente indebolita dalla malattia, morirà. Questo amore, perfetto nel perfetto mondo in cui è sbocciato, non tiene il passo nella imperfetta realtà, dove tutto può cambiare inspiegabilmente, dove tutto ha una data di scadenza, dove tutto, prima o poi, è destinato a morire.

Il romanzo nasconde anche una celata ma feroce critica della società, in chiave talvolta umoristica, talvolta amara e crudele. Boris Vian ci fa sorridere con le lacrime agli occhi e una morsa allo stomaco. Colin, inizialmente molto ricco, si ritroverà povero per diverse ragioni. Innanzitutto dona un quarto del suo patrimonio all'amico Chick affinché questi possa sposare la fidanzata Alise. Alise appartiene ad una famiglia economicamente benestante, per questo motivo Chick non può prenderla in moglie, perché di denaro lui non ne guadagna abbastanza. Emerge, quindi, la critica della società che si tiene stretta la sua idea di classi sociali e che vede ancora il matrimonio come comunione di patrimoni, e non come coronamento dell’amore. 
Colin, ormai povero, verrà trattato in maniera differente. Non più ‘signore’ come veniva apostrofato nelle prime pagine del romanzo, ma ‘fannullone’ che verrà ingiustamente denigrato nella seconda parte dell’opera. Dallo sfarzoso, magico, colorato matrimonio, al triste, grigio, povero funerale.

Ancora: critica alla meccanicizzazione del lavoro. Il lavoro degrada l’uomo al livello della macchina, gli toglie la propria personalità e quindi la propria dignità di essere umano. L’uomo stesso, qualora abbia necessità di lavorare, cosa evidentemente spiacevole, deve sottostare a lavori degradanti, come ad esempio utilizzare il calore del corpo umano per produrre (in modo naturale, come fossero fiori) dei fucili.

Infine: l’esistenzialismo. Nonostante Boris Vian sia amico di Jean-Paul Sartre, non risparmia nessuno e si scaglia contro la cultura, in particolare contro l’esistenzialismo, creando la figura di Jean-Sol Partre, un filosofo capace di parlare e di filosofare su qualsiasi argomento proposto; contro gli ossessionati, capaci di spendere tempo e denaro per collezionare qualsiasi cosa rechi il nome di Partre. In sintesi Vian si scaglia, e tutto il romanzo non fa che gridarlo ad ogni pagina, contro qualsiasi cosa che viene ‘data’, qualsiasi preconcetto, qualsiasi struttura fissa, qualsiasi regola, perché uccide il sogno e degrada l’individuo. Boris Vian esprime, innanzitutto, la libertà in tutte le sue molteplici forme. 

Nel romanzo c’è molto altro. Ci sono topolini grigi con i baffi neri. Ci sono piano-cocktail che preparano il drink adatto ad ogni melodia, c’è lo “sbircia-sbircia”, anguille ghiotte di ananas, piste di pattinaggio, marciapiedi mobili, e tantissimo altro. Sembra di leggere poesia mentre si legge prosa. Si sorride e poi ci si ritrova con un senso di tristezza profonda. E’ un romanzo complesso, uno di quei capolavori che leggi in un giorno e poi ti fa riflettere per settimane e settimane dopo che lo hai terminato. E’ assolutamente consigliato. Da leggere, da amare, da rileggere nel tempo perché non ci si stanca mai. Un libro sulla libertà, ma soprattutto sulla tragicità della libertà. 

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